Il sogno in età pediatrica

20 Nov 2019 ARTICOLI

Serena Scarpelli, comitato editoriale AIMS

Il sogno può essere considerato una peculiare forma di attività mentale che si verifica durante il sonno. Esso può essere investigato soltanto indirettamente, chiedendo all’individuo, appena risvegliatosi, se ricorda o meno la sua esperienza onirica.

È interessante notare che, nonostante da diversi decenni il sogno sia divenuto un oggetto di indagine scientifica, sono pochi gli studi che si sono occupati di comprendere come l’attività onirica evolve nell’intero arco di vita. La maggior parte delle conoscenze attuali riguardano il sogno negli adulti. In particolare, è ormai noto che alcuni processi neurofisiologici sottostanti il ricordo onirico, siano equivalenti a quelli che si attivano in veglia in relazione all’elaborazione e al recupero di memorie episodiche.  Inoltre, sembrerebbe che l’esperienza onirica durante il sonno sia associata ad un’attività più rapida a livello elettrofisiologico, vale a dire che più sono presenti onde lente, tipiche del sonno profondo, e minore è la probabilità di ricordare un sogno al risveglio (per un approfondimento consultare Scarpelli et al., 2019).

Soltanto pochi studi si sono occupati di indagare i meccanismi alla base del ricordo onirico nei bambini e le sue caratteristiche. Ad oggi, gran parte degli studi sono stati effettuati mediante interviste ai genitori e report retrospettivi, non esenti da errori di memoria. Inoltre, le indagini sul dreaming dei bambini hanno per lo più preso in considerazione la produzione onirica in presenza di disturbi psichiatrici o parasonnie.

Il primo studio sistematico su bambini sani fu condotto da David Foulkes, il quale indagò la relazione tra sviluppo cognitivo e ricordo onirico. Gli studi pioneristici di Foulkes negli anni ‘90 evidenziarono una scarsa frequenza di ricordo onirico in bambini con età inferiore ai 7 anni. A tal proposito, si deve considerare che la capacità di ricordare i sogni si sviluppa intorno ai 3 anni di età, a causa della cosiddetta “amnesia infantile”: i bambini con età inferiore non sono in grado di organizzare e rievocare specifiche memorie, così come i propri contenuti onirici. Report più lunghi e articolati iniziano a comparire tra i 5 e i 7 anni, quando i bambini cominciano a rappresentare loro stessi nei sogni in una narrazione organizzata. Una complessità sovrapponibile a quella del sogno “adulto” viene raggiunta intorno ai 9 anni (per un approfondimento consultare Mangiaruga et al., 2018).

Sembrerebbe, perciò, che le abilità cognitive che si raggiungono con la maturazione cerebrale, siano necessarie per ricordare i sogni. In particolare, alcuni studi hanno rilevato che i bambini con maggiori abilità visuo-spaziali hanno maggiore probabilità di ricordare i propri sogni e che funzioni esecutive sono relate alla complessità della produzione onirica.

Numerosi studi hanno evidenziato che i bambini riportano incubi in percentuale maggiore rispetto agli adulti. Non sorprendentemente, brutti sogni o veri e propri incubi in età pediatrica sono conseguenti a eventi particolarmente stressanti come: divorzio dei genitori, esclusione dal gruppo dei pari, malattia di persone significative o lutti. Questi riscontri supportano ancora una volta l’ipotesi di una continuità tra l’attività mentale in veglia e in sonno, evidenziando il contributo del dreaming nella regolazione emotiva, come già riportato più volte nella popolazione adulta.

In maniera del tutto innovativa, alcuni autori hanno ipotizzato che la presenza di numerosi nightmares o sogni terrifici durante l’infanzia possa rappresentare un tentativo fallimentare di fronteggiare gli eventi avversi. Considerando la relazione tra sviluppo cognitivo e sogno, si suppone che i bambini potrebbero non avere le abilità cognitive per poter “rielaborare” i contenuti onirici spiacevoli e regolare le emozioni negative relate alle esperienze di veglia. Alcune strategie di coping emotivo e di problem-solving richiedono alcune complesse funzioni cognitive che i bambini potrebbero non aver acquisito.

Si noti che alcuni protocolli terapeutici sono stati efficacemente applicati sia in bambini che in adulti per ridurre gli incubi in seguito ad esperienze traumatiche. In particolare, oltre 20 anni fa è stata introdotto da Krakow ” l’Imagery rehearsal treatment (IRT)”, una tecnica cognitivo-comportamentale che riduce gli incubi ricorrenti entro 6-12 settimane dal trattamento. Questo metodo consiste nel far immaginare (e ripetere mentalmente) al paziente un sogno “nuovo”, privo di contenuti angoscianti, alterando lo scenario originale dell’incubo. In questo modo, gli individui imparano a gestire le scene terrifiche della propria esperienza onirica, creando un finale differente e positivo, divenendo in grado di includere nei nuovi sogni elementi volti a modificare l’effetto emotivo globale del sogno.

Nonostante i possibili risvolti clinici e le consolidate evidenze di una stretta relazione tra i processi cognitivi nei diversi stati di coscienza, i meccanismi neurofisiologici alla base della produzione onirica nei bambini sono ancora ampiamente sconosciuti. La ricerca scientifica sul “dreaming” deve ancora percorrere una lunga strada per comprendere appieno in che modo lo sviluppo cerebrale influisca sulle caratteristiche dei contenuti onirici e la possibilità di ricordarli.

Ulteriori articoli divulgativi in merito: https://www.huffingtonpost.it/luigi-de-gennaro/notte-urli-bambini-_b_11779156.html

Per approfondimento su riviste scientifiche:

Mangiaruga, A., Scarpelli, S., Bartolacci, C., and De Gennaro, L. (2018). Spotlight on dream recall: the ages of dreams. Nat. Sci. Sleep 10, 1–12

Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29391838

Scarpelli, S., Bartolacci, C., D’Atri, A., Gorgoni, M., & De Gennaro, L. (2019). Mental Sleep Activity and Disturbing Dreams in the Lifespan. International Journal of Environmental Research and Public Health, 16(19), 3658.

Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6801786/

Scarpelli, S., Gorgoni, M. D’Atri, A., Ferrara, M.; De Gennaro, L. Chapter 18—Structural and Functional Differences in Brain Mechanisms of Dream Recall. In Handbook of Sleep Research; Dringenberg, H., Ed.; Elsevier: Amsterdam, The Netherlands, 2019; Volume 30, pp. 269–281.

Link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/B9780128137437000189

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