Il sonno nei bambini con ADHD

26 Nov 2019 ARTICOLI

Serena Scarpelli, comitato editoriale AIMS

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, comunemente definito secondo il suo acronimo inglese “ADHD”, è un disturbo del neurosviluppo classificato in tre sottotipi, inattentivo, iperattivo-impulsivo e combinato. I bambini con ADHD riportano notevoli compromissioni nel funzionamento personale, sociale e scolastico ed è ormai noto che il disturbo si presenti spesso in comorbidità con altre condizioni, come i disturbi specifici dell’apprendimento, i disturbi del linguaggio e il disturbo oppositivo provocatorio o della condotta.

Inoltre, i genitori dei bambini con ADHD riferiscono una presenza significativa di disturbi del sonno, con una percentuale che si aggira intorno al 25-55%. Vengono per lo più riportate difficoltà di addormentamento e mantenimento del sonno con molteplici risvegli notturni. Inoltre, le misure oggettive rivelano una significativa correlazione tra ADHD e disturbi respiratori nel sonno o disturbi motori durante il sonno, a cui segue una eccessiva sonnolenza diurna. Le difficoltà di addormentamento sembrerebbero dovute ad un deficit nella secrezione di melatonina che negli individui sani ha un picco serale necessario per favorire il naturale addormentamento.

Sulla base di tali osservazioni, molteplici studi hanno tentato di rispondere a due domande cruciali: “L’architettura del sonno nei bambini con ADHD presenta delle specifiche alterazioni?”, e ancora, “Nell’ADHD sono presenti peculiari caratteristiche elettrofisiologiche durante il sonno?”.

Una recente rassegna sistematica della letteratura scientifica ha tentato di rispondere a entrambe le domande, selezionando gli studi pubblicati negli ultimi quindici anni che hanno riportato dati oggettivi polisonnografici nei bambini con ADHD, confrontati con un gruppo di bambini senza il disturbo (Scarpelli et al., 2019).

Sorprendentemente, le indagini relative all’architettura del sonno riportano risultati contrastanti. Sebbene alcuni studi evidenzino una maggiore frammentarietà del sonno e una minore efficienza del sonno nei bambini con ADHD rispetto ai sani, sembrerebbe che i parametri polisonnografici non siano un indicatore ottimale delle alterazioni di sonno caratterizzanti il disturbo.

Diversamente, le misure elettroencefalografiche (EEG) durante il sonno sembrano mostrare pattern specifici. In particolare, le oscillazioni EEG che hanno origine dalle aree frontali, il delta (0.5-4 Hz) e il theta (5-7 Hz), risultano alterate. Uno studio particolarmente sofisticato che ha utilizzato numerosi elettrodi al fine di ottenere una migliore risoluzione spaziale, ha osservato negli ADHD una maggiore attività ad onde lente/delta nelle aree centrali durante il sonno NREM, rispetto al gruppo di controllo. Questo risultato suggerisce un ritardo nello sviluppo corticale dei bambini con ADHD, in quanto l’attività ad onde lente/delta mostra uno specifico andamento in relazione alla maturazione cerebrale: incrementa con una traiettoria postero-anteriore nei primi anni di vita, raggiungendo un picco durante la pubertà e diminuendo durante l’adolescenza.

Similmente, l’attività theta durante il sonno REM mostra delle peculiarità che sembrano correlare con il funzionamento cognitivo dei bambini con ADHD. E’ stato dimostrato che un’abnorme presenza del theta in aree frontali correla con il peggioramento delle prestazioni in compiti di memoria emotiva. Inoltre, mentre nei soggetti senza ADHD il theta correla con buone performance di memoria e con un buon controllo inibitorio, questa stessa relazione risulta compromessa nei bambini con ADHD. Peraltro, l’anomala espressione di oscillazioni theta è stata dimostrata anche in veglia, rappresentando un marker EEG utile per la diagnosi del disturbo.

Le alterazioni nella modulazione dell’attività delta e theta potrebbero derivare da un generale deficit nell’interconnessione e integrazione dell’informazione tra i circuiti frontali e limbici nei bambini con ADHD, il cui funzionamento è alla base dell’attenzione, dei processi di inibizione e dell’autoregolazione emotiva e comportamentale.

Nonostante le evidenze empiriche riguardo la relazione tra sonno e ADHD siano ancora preliminari, a partire da i riscontri discussi, studi promettenti di stimolazione transcranica hanno evidenziato la possibilità migliorare le perfomance di memoria dichiarativa e di controllo inibitorio modulando proprio le oscillazioni lente (0.75 Hz) durante il sonno NREM. Un’evoluzione di tali protocolli potrebbe aprire nuove prospettive nell’ambito clinico, per la diagnosi dell’ADHD e i trattamenti riabilitativi volti a incrementare le abilità cognitive che appaiono deficitarie in questo disturbo del neurosviluppo.

Riferimento bibliografico:

Scarpelli, S.; Gorgoni, M.; D’Atri, A.; Reda, F.; De Gennaro, L. Advances in Understanding the Relationship between Sleep and Attention Deficit-Hyperactivity Disorder (ADHD). J. Clin. Med. 2019, 8, 1737.

Link:

https://www.mdpi.com/2077-0383/8/10/1737

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