Che relazione c’è fra il sonno materno in gravidanza e quello del figlio?

24 Mar 2020 ARTICOLI

Tommaso Sacco, comitato editoriale AIMS

In uno studio retrospettivo, da poco pubblicato su Nature and Science of Sleep, un gruppo di ricercatori cinesi ha eseguito un’analisi retrospettiva per verificare la relazione fra il sonno della madre durante la gravidanza e quello del figlio. I risultati hanno indicato che l’andamento del sonno del figlio risente di come la madre dormiva in gravidanza.

Lyu e colleghi sono partiti dalla considerazione che le ricerche eseguite in modelli animali hanno dimostrato che l’andamento del sonno nei figli era correlato al sonno della madre durante la gravidanza, ma tale evidenza non è stata confermata nella specie umana. Per spiegare tale relazione, si è ipotizzato che il ritmo sonno/veglia si instauri già nell’embrione e che il mediatore che legherebbe il sonno della madre con quello del figlio sia la melatonina, un ormone, che contribuisce a regolare il ritmo sonno/veglia e svolge funzioni essenziali, non solo nella maturazione del feto, ma anche nella regolazione del sonno del neonato. Sulla base delle evidenze che hanno correlato le alterazioni del sonno della madre in gravidanza con ritmo e ampiezza della secrezione di melatonina, gli Autori hanno ipotizzato che il sonno materno sia correlato con quello del nascituro. Per questo, hanno eseguito uno studio retrospettivo su un’ampia casistica, arruolando, nel maggio 2019 in 31 asili di Shangai (Cina), 6236 coppie costituite, ciascuna, da madre e figlio. In maniera retrospettiva sono state registrate informazioni sulla durata del sonno notturno della madre durante ciascuno dei tre trimestri della gravidanza. Le caratteristiche del sonno dei figli sono state invece valutate con un questionario specifico denominato Questionario delle Abitudini del Sonno del Bambino (Children’s Sleep Habits Questionnaire: CSHQ). Per l’analisi statistica sono stati impiegati modelli di regressione lineare e di regressione logistica per stimare i 𝛃 (beta) e i rapporti di rischio, aggiustati con intervalli di confidenza al 95% (IC 95%). Tutti questi metodi statistici servono a rilevare relazioni fra eventi o caratteristiche dei soggetti esaminati. I risultati hanno indicato che la durata del sonno della madre era correlata in maniera positiva a quella del sonno del figlio, sia per quanto riguarda il primo (𝛃=0.113), che il secondo (𝛃=0.131), che il terzo trimestre (𝛃=0.088).  Al contrario, un’insufficiente durata del sonno della madre ha mostrato di poter aumentare il rischio di un sonno troppo breve nel figlio, per il primo trimestre il rapporto di rischio aggiustato (AOR) è stato di 1.25, nel secondo trimestre di 1.33 e nel terzo trimestre l’AOR è stato di 1.33. Inoltre, la durata del sonno materno, in tutti e tre i trimestri, si è associata ai risultati del Questionario delle Abitudini del Sonno del Bambino: -0.308 per il primo trimestre, -0.392 per il secondo e -0.300 per il terzo trimestre, rispettivamente. Allo stesso modo, una durata insufficiente del sonno materno è stata in grado di far prevedere disturbi del sonno, con un AOR di 1.28 nel secondo trimestre e di 1.26 nel terzo.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che le evidenze da loro raccolte hanno confermato una relazione fra il modo di dormire della madre in gravidanza e l’andamento del sonno del figlio. Un sonno inadeguato del bambino è stato osservato nei casi in cui la madre aveva dormito poco in gravidanza, specialmente nel secondo e nel terzo trimestre.             

Parole chiave: sonno, gravidanza, figlio, durata, melatonina, ritmo sonno/veglia, Children’s Sleep Habits Questionnaire, CSHQ.

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