La terapia digitale per l’insonnia cronica

27 Mar 2020 ARTICOLI

Serena Scarpelli, comitato editoriale AIMS

La terapia cognitivo-comportamentale dell’insonnia (CBT-I) è attualmente considerato il trattamento gold standard per l’insonnia cronica negli adulti. Nonostante le più recenti raccomandazioni internazionali, si deve tenere conto che gli operatori sanitari in grado di erogare la CBT-I risultano ancora esigui sul territorio nazionale e che, nella pratica clinica, i trattamenti farmacologici rappresentano ancora la terapia più frequentemente somministrata ai pazienti insonni.

E’ possibile immaginare un’alternativa per l’erogazione della CBT-I? La risposta – americana – sembrerebbe affermativa: la Food and Drug Administration (FDA) ha recentemente approvato una terapia digitale (Somryst) della Pear Therapeutics, la quale può essere utilizzata mediante un’applicazione scaricabile su un qualsiasi device, come uno smartphone o un tablet, per il trattamento degli adulti con insonnia cronica.

Le terapie digitali (Digital Therapeutics) rappresentano una nuova categoria di “App” che aiutano a trattare condizioni patologiche intervenendo sui comportamenti disfunzionali del paziente e prevedendo il monitoraggio nel tempo dei risultati raggiunti.

Chiaramente, ogni terapia approvata dall’FDA deve aver superato una specifica procedura volta a dimostrare una sostanziale equivalenza tra il dispositivo medico oggetto di approvazione e almeno un intervento con stessi obiettivi e similari caratteristiche, già presente negli USA. Vale a dire che il nuovo prodotto digitale deve risultare sicuro ed evidenced-based, con efficacia paragonabile ad un dispositivo medico già in uso nel mercato americano. Due trial clinici randomizzati hanno verificato l’efficacia dell’intervento mediante Somryst. Un primo lavoro, pubblicato su JAMA Psychiatry [1], ha osservato al termine del trattamento miglioramenti clinicamente significativi su 303 pazienti con insonnia cronica, come indicato dalla riduzione della latenza di addormentamento e della veglia intrasonno, oltre che da un abbassamento dell’indice di severità dell’insonnia. Al follow-up, dopo 6 e 12 mesi, i risultati apparivano mantenuti. Un secondo studio, pubblicato su Lancet Psychiatry [2], ha validato la terapia digitale con Somryst su 1149 pazienti con insonnia cronica e concomitanti sintomi depressivi, rilevando una notevole riduzione della severità dell’insonnia rispetto al gruppo di controllo. Anche in questo caso i risultati sono stati mantenuti per un periodo di oltre 12 mesi.

Somryst offre, dunque, una terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia cronica ai pazienti con età pari o superiore a 22 anni, che si struttura in un programma della durata complessiva di 9 settimane, basato sulle linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine e dell’American College of Physicians. Si sottolinea, che l’App può essere utilizzata solo a seguito di prescrizione da parte di un operatore sanitario che effettuerà una supervisione costante durante l’erogazione del programma. Inoltre, si raccomanda che Somryst venga prescritto ai pazienti secondo il proprio giudizio clinico, valutando di volta in volta l’adattabilità del programma allo specifico paziente. Il software include la possibilità di personalizzare l’intervento sulla base delle caratteristiche attuali del sonno del paziente e aiuta nell’applicazione della restrizione del sonno mediante appositi algoritmi. In merito a quest’ultimo punto, viene segnalato che tale tecnica può indurre sonnolenza ed è dunque non raccomandata agli utenti che necessitano di elevati livelli di vigilanza sul lavoro, come autisti di camion e bus a lunga percorrenza, controllori di traffico aereo e operatori di macchinari pesanti o lavori in catena di montaggio.

Precedenti terapie digitali approvate dall’FDA si sono dimostrate efficaci per il trattamento di pazienti con dipendenza da sostanze d’abuso. Inoltre, vale la pena notare che nel contesto europeo, la Big Health ha introdotto circa 2 anni fa una Digital Therapeutics simile alla Somryst, “Sleepio”, anch’essa volta a migliorare la qualità del sonno e ad intervenire sui sintomi di insonnia basandosi sulle linee guida CBT-I [3].

L’utilizzo di questi software ha sicuramente il vantaggio di ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria, abbattendo, al contempo, i costi sanitari. La possibilità di automonitoraggio da parte del paziente potrebbe, inoltre, incoraggiarlo verso la cura di sé e sensibilizzare ad una migliore gestione della propria salute. Allo stesso tempo, è necessario sottolineare che queste applicazioni non pretendono (e non devono pretendere) di sostituirsi in toto al rapporto con il curante, il quale monitora i progressi del paziente nonostante la somministrazione digitale del programma CBT-I. Per tale ragione, si ritiene necessario che gli operatori sanitari siano formati sempre di più relativamente alle linee guida di riferimento. Un approccio “digitale” può ben integrarsi nell’ambito dell’assistenza sanitaria soltanto accompagnandosi ad una adeguata formazione di una rete di professionisti che possano trattare il disturbo.

Riferimenti bibliografici

1. Ritterband LM, Thorndike, FP, Ingersoll, KS, et al. Effect of a Web-Based Cognitive Behavior Therapy for Insomnia Intervention With 1-Year Follow-up: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry. 2017;74(1),68-75.

2. Christensen H, Batterham PJ, Gosling JA, et al. Effectiveness of an online insomnia program (SHUTi) for prevention of depressive episodes (the GoodNight Study): a randomised controlled trial. Lancet Psychiatry. 2016;3(4):333-341.

3. Espie CA, Emsley R, Kyle SD, et al. Effect of Digital Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia on Health, Psychological Well-being, and Sleep-Related Quality of Life: A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry. 2019;76(1):21–30. doi:10.1001/jamapsychiatry.2018.2745

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