Cos’è successo al nostro sonno durante il lockdown?

12 Nov 2020 ARTICOLI

La salute psicofisica degli italiani è stata messa a dura prova dalle numerose restrizioni imposte per contrastare la diffusione del nuovo Covid-19, identificato per la prima volta nel dicembre del 2019. In particolare, in uno dei più ampi studi italiani cross-sectional pubblicato su Frontiers in Psychology ha indagato, su un campione di più di 6000 soggetti italiani adulti di età compresa tra i 18 e gli 82 anni, come le restrizioni più severe, e cioè quelle legate al periodo di lockdown (dal 10 marzo al 4 maggio 2020), abbiano impattato la salute e la qualità delle abitudini del sonno, e soprattutto quali conseguenze sulla salute mentale tali cambiamenti abbiano generato.

I partecipanti hanno risposto ad una serie di questionari online finalizzati alla raccolta di informazioni demografiche (sesso, età, stato civile, livello di formazione, regione di origine e informazioni generali sulla famiglia e la residenza), sull’occupazione lavorativa (tipologia, necessità di contatti sociali sul luogo di lavoro, cambiamenti subentrati con il lockdown), sui problemi legati al Covid-19 (eventuale contagio personale o contatto con una persona infetta, perdita di cari a causa del virus, effetti sulle interazioni sociali fisiche ed online), e sulle abitudini del sonno (ora del risveglio e dell’addormentamento, ed eventuali pisolini). Infine, sono stati somministrate anche due scale standardizzate: la Medical Outcomes Study-Sleep Scale (MOS-SS), che ha permesso di suddividere il campione in “good/poor sleepers” a seconda della qualità e quantità del loro sonno, e il Depression Anxiety Stress Scale-21 (DASS-21) per quanto riguarda lo stato di salute mentale generale.

Più della metà (55.32%) dei soggetti che hanno completato i questionari ha rimarcato una ridotta qualità del sonno in accordo con il MOS-SS e una consistente modifica nelle abitudini dovuta all’introduzione della quarantena, che ha spostato i normali orari del ciclo sonno-veglia: essi vanno a letto e si svegliano prima o più tardi rispetto al solito e dormono di più durante il giorno. Questi cambiamenti sembrano procedere di pari passo ai livelli più alti di stress (range moderato- severo: 22.8–10.2%), ansia (range moderato-severo: 9.5–14.1%) e depressione (range moderato-severo: 25.9–14%). La relazione è però bidirezionale: le restrizioni introdotte hanno aumentato i livelli di stress, con un impatto negativo sulla qualità del sonno. L’interruzione del normale ritmo sonno-veglia e il conseguente sonno disturbato, a loro volta, hanno contribuito ad un peggioramento del benessere mentale della persona stessa.

Altri fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi nel sonno evidenziati da questo studio sono rappresentati dall’avere domicilio in Centro Italia (che potrebbe essere spiegato dal fatto che a seguito del terremoto dell’Aquila i residenti di queste zone abbiano sviluppato una maggiore vulnerabilità psicologica) e dall’aver subito la perdita di un caro a causa del virus. Inoltre, si può vedere una differenza di genere: le donne sono infatti più esposte ad avere problemi di sonno rispetto agli uomini.

Il forte ruolo che il sonno ha dimostrato di avere nella promozione del benessere mentale delle persone, e le gravi conseguenze prodotte da una sua scarsa qualità, dovrebbero indurre gli specialisti sanitari a tenere in considerazione tali aspetti nel sostenere e progettare linee guida d’intervento verso i pazienti e la popolazione più in generale anche alla luce della recente impennata dei contagi e del probabile ritorno in una condizione di chiusura nazionale. Oggi la letteratura ci fornisce sempre più allarmi legati ad una cura per la salute mentale dei cittadini che, come questo studio ha sottolineato, è stata deficitaria e non adeguata, pertanto la considerazione di tali contributi si dimostra sempre più rilevante.

Christian Franceschini, socio AIMS

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