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NOTIZIE d’attualità31/12/2013NOTIZIE d’attualità31/12/2013

 

BIZZARRI, PROIBITI, RIPETITIVI: LE CARATTERISTICHE DEI SOGNI

DIPENDONO ANCHE DALLA PERSONALITA’ E DAL VISSUTO DEL SOGNATORE

Ci sono sogni e sogni

Il loro contenuto ha a che fare con la nostra vita. Prende infatti spunto da preoccupazioni, incontri, scadenze o eventi personali che popolano la quotidianità. Raramente è accompagnato da odori e più di frequente da suoni e le immagini fantastiche che ci rimanda rispecchiano in parte la nostra creatività. I sogni sono anche una forma “spontanea” di psicoterapia: aiutano a scaricare la nostra emotività. E ricordarli può essere un utile esercizio di riflessione introspettiva.

Che cosa sono i sogni? Sono preziose forme di creatività, discreti mediatori delle nostre necessità o antichi messaggeri che l’evoluzione della specie umana ci ha lasciato per ricordo? Sebbene di loro sappiamo ancora molto poco, non si commette un errore a ritenerli un’attività mentale strutturata e complessa, proprio come i nostri pensieri.   

Bologna, 31 dicembre 2013 – I sogni sono in continuità con la vita di ciascuno di noi. In essi vanno a finire le attività che svolgiamo ogni giorno, trasfigurate dalla nostra emotività e personalità, rese più o meno fantasiose, animate da trame semplici o articolate e popolate da pochi o molti attori. <<Alcuni di essi si fissano più facilmente nella memoria perché hanno contenuti per noi più salienti, legati per esempio a un proprio interesse (è tipico sognare l’esame di maturità fin verso i 35 o 40 anni), a scadenze improrogabili (i pagamenti del fisco ricorrono più di frequente nei sogni dei mesi di dicembre e di giugno) o a un pericolo incombente (dopo l’11 settembre 2001 molte persone hanno fatto sogni catastrofici)>>, dice Carlo Cipolli, professore ordinario di Psicologia Generale alla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. 

Il legame tra sogno e realtà

Nonostante i progressi delle neuroscienze, il livello di prevedibilità dei sogni è ancora limitato. Si sa che prendono forma da eventi esterni e da una risonanza emotiva interna e che sono pertanto caratterizzati da una doppia componente, da un aspetto cognitivo – vedo per esempio una persona e la lego a eventi remoti o futuri – e da un aspetto emotivo provocato da eventi o situazioni vissute o da notizie ricevute. A poche delle tante domande che ci poniamo su di essi siamo tuttavia riusciti a dare risposte complete. Da tempo ci si chiede per esempio che rapporto esista tra la realtà quotidiana e il contenuto dei sogni. <<La moderna ricerca documenta che in oltre il 65 per cento dei sogni sono riflesse alcune parti di esperienze avvenute durante il giorno o i giorni precedenti, mentre la “replica” completa di un evento reale si riscontra solo nell’1 per cento dei casi>>, dice Carlo Cipolli. Spesso i sogni risultano delle evidenti trasposizioni allucinatorie che rispecchiano un aspetto della realtà non risolto il giorno precedente o anticipano soluzioni a un problema, nel senso che abbiamo pensato come superarlo nel momento del sogno piuttosto che durante la veglia. 

Quando si vive i sogni in prima persona

Rare volte i sogni contengono odori. A questa conclusione sono giunti verso il 1980 alcuni ricercatori dell’Università di Montréal che studiarono oltre tremila sogni fatti da 160 persone: le sensazioni olfattive erano presenti solo nell’1 per cento dei casi e quasi esclusivamente nelle donne. E fortunatamente quando si sogna i nostri muscoli sono paralizzati, altrimenti tramuteremmo in azioni il loro contenuto. E’ tuttavia ciò che accade ad alcuni soggetti, soprattutto ultracinquantenni, che non hanno questa inibizione e vivono alcuni dei loro sogni come se fossero realtà: in questi casi i contenuti sono spesso violenti e le persone spesso si ritrovano a mimare scene ostili con il pericolo di farsi male. Queste persone sono classificate come affette da una parasonnia (il cosidetto “disturbo comportamentale in sonno REM”), caratterizzata da una mancata soppressione del tono muscolare durante alcuni periodi di sonno REM, per cui le attività muscolari, soprattutto degli arti, non sono inibite, come avviene abitualmente, ma hanno luogo “agendo” il contenuto del sogno in atto in quel momento.

A chi sognare fa bene

Molte pagine d’inchiostro sono state tra l’altro scritte per descrivere le caratteristiche dei sogni. Uno studio che ne ha catalogati con questo proposito più di dieci mila, accorsi a persone del tutto normali, ha sottolineato come il loro contenuto sia in genere più spiacevole che lieto, amichevole o eccitante: i resoconti dei volontari ingaggiati erano infatti nel 64 per cento dei casi tristi, apprensivi e a volte aggressivi. Le tinte cupe che sembrano prendere il sopravvento nei nostri sogni sono forse giustificate dal fatto che l’attività onirica sia un modo per risolvere conflitti, allontanare angosce o vincere pulsioni? Difficile dirlo. <<Di certo i sogni sono un’attività favorevole per quelle persone che hanno incubi ripetitivi che si rifanno a situazioni non risolte e moderatamente drammatiche. Può essere il caso di chi ha vissuto una calamità naturale, come un’alluvione o un terremoto: sognare ripetutamente parti di quell’evento può aiutarlo a scaricare progressivamente la tensione emotiva accumulata>>, spiega Carlo Cipolli.

Ricordarli affina la meditazione

Il ricordo dei sogni non è tuttavia sempre un evento positivo. Non lo è soprattutto per quegli individui che hanno vissuto momenti molto drammatici nella loro vita, per esempio situazioni di costrizione fisica o psicologica, gravi incidenti stradali o la prigionia nei lager, e che tendono a ripercorrerli con incubi. Oltre ad avere un’attività onirica angosciante, anche il loro sonno assume una struttura diversa: la fase REM presenta per esempio meno movimenti oculari e questa caratteristica fa sì che vivano l’episodio sognato in modo molto più realistico ed emotivamente intenso. Tutti noi potremmo invece trarre beneficio cercando di ricordare i nostri sogni. <<Farli riemergere dalla memoria a lungo termine dove spesso il nostro cervello li archivia è un vero e proprio esercizio introspettivo>>, assicura Carlo Cipolli. Si tratta infatti di porsi in un atteggiamento di riflessione nei loro confronti, che ci consente di iniziare a posare l’attenzione sulle prime immagini e sui primi contenuti che si affacciano alla nostra mente al mattino e che costituiscono l’aggancio per ricordare in modo retrogressivo tutta la trama del sogno. 

Un articolo di Manuela Campanelli, biologa e giornalista professionista