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L’INTIMA RELAZIONE ESISTENTE TRA SONNO E SALUTE MENTALE

Meno sonno

rende piu’ preoccupati

Siete stanchi o nervosi? Rispondere è importante soprattutto se si dorme poco. I ricercatori dell’Università di Berkeley hanno infatti dimostrato che una mancanza di sonno può favorire l’ansia anticipatoria persino in persone in buona salute. 

I risultati ottenuti hanno sottolineato come gli ansiosi per natura risentano maggiormente della deprivazione di sonno che è un fattore chiave nei disturbi dell’ansia. Chi soffre pertanto di ansia generalizzata, attacchi di panico o di disturbo post-traumatico, può beneficiare della terapia del sonno. 

Berkeley, 15 ottobre 2013  Molto spesso il sapere che il giorno dopo si deve per esempio sostenere un colloquio, partire per un viaggio complicato, affrontare un impegno di lavoro o partecipare a una gara sportiva per la quale ci si era preparati da tempo, ci preoccupa. Cosa accadrà, quale sarà il nostro comportamento durante l’evento, cosa succederà in conseguenza a esso? Queste e tante altre domande ci affollano la mente e vanno a costituire quel processo di anticipazione degli avvenimenti che è adattativo e fisiologico alle aspettative per ciò che deve avvenire. Se però non si dorme la notte prima, ecco che la carica emotiva connessa all’avvenimento può diventare eccessiva e scatenare un’ansia anticipatoria che è spesso alla base di tante forme d’insonnia. <<Uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, ha infatti dimostrato per la prima volta che la deprivazione acuta di sonno modifica e amplifica le risposte “ansiose” anticipatorie attraverso una maggiore attivazione di strutture cerebrale del lobo temporale e del sistema limbico, soprattutto in situazioni che hanno già di per sé una connotazione di “certezza” del contenuto d’ansia o di paura e meno per quelle con una possibile valenza ansiosa o paurosa>>, ci aggiorna Marco Zucconi, responsabile clinico del Centro di Medicina del Sonno al Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’ospedale San Raffaele Turro di Milano e vice-presidente AIMS.

L’esperimento

A queste conclusioni sono giunti i ricercatori californiani che all’UC Berkely’s Sleep and Neuroimaging Laboratory hanno analizzato il cervello di 18 giovani adulti in salute mentre facevano vedere loro immagini neutre (come un cesto posto sul tavolo), disgustose  o un’alternanza dei due tipi, sia dopo una notte di buon sonno e sia dopo una notte priva di sonno. Per monitorare l’ansia anticipatoria, le immagini erano inoltre precedute da un segnale rosso se erano raccapriccianti, giallo se erano neutre e da un punto interrogativo bianco se non si sapeva il loro contenuto comunque innocuo. I partecipanti in risposta a queste diverse visioni hanno riportato un ampio ventaglio di livelli d’ansia. Ciononostante in tutti lo stato di deprivazione di sonno e l’attesa di vedere immagini neutre o disturbanti attivava i centri emotivi del cervello, precisamente l’amigdala e l’insula.

Gli ansiosi innati

Fino a ora si sapeva infatti che i disturbi dell’ansia, quali l’ansia generalizzata, gli attacchi di panico o il disturbo post-traumatico, comportavano un sonno frammentato e che erano concausa e causa scatenante o primaria d’insonnia.  Oggi ci sono evidenze scientifiche per sostenere anche il cammino inverso: la mancanza di sonno aumenta l’ansia anticipatoria e verosimilmente accentua i disturbi d’ansia. Ma non solo. lo studio aggiunge una tesserina in più. <<Suggerisce che chi ha un ansia di tratto di personalità, cioè è già ansioso come carattere da sempre, è più vulnerabile a questo meccanismo di peggioramento dell’ansia anticipatoria con la deprivazione di sonno>>, precisa Marco Zucconi. <<Questa osservazione sembra portare con sé un altro suggerimento, e precisamente che l’alterazione del sonno contribuisce di per sé al mantenimento e/o all’esacerbazione  dell’ansia attraverso il suo impatto sui meccanismi funzionali che regolano i processi di anticipazione>>. 

La terapia del sonno

Poiché la mancanza di sonno è un fattore chiave nei disturbi d’ansia, ne consegue che può essere un potenziale target trattabile. Se si migliora il sonno con terapie farmacologiche e/o con terapie non farmacologiche, quali la terapia cognitiva comportamentale, le regole d’igiene del sonno e una migliore consapevolezza di come e di quante ore si deve dormire, si riduce anche una componente dell’ansia, cioè l’eccessiva attività anticipatoria del cervello, e si migliora pure il disturbo che ne è alla base o che spesso causa l’insonnia. 

Un articolo di Manuela Campanelli, biologa e giornalista professionista