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NOTIZIE d’attualità30/11/2013NOTIZIE d’attualità30/11/2013

 

IL SONNO DISTURBATO E L’ALTERAZIONE DELLA SFERA AFFETTIVA 

SONO LEGATI DA UN PROFONDO RAPPORTO SPECIFICO

L’insonnia 

e i disturbi dell’umore

Da tempo si sa che la depressione è associata a un’alterazione dell’architettura del sonno, in particolare del sonno REM che diventa più abbondante, più precoce nella sua insorgenza e più frequente. Un recente concetto, sostenuto da diversi gruppi di ricerca, propone che la sua disregolazione possa essere influenzata da più geni che regolano l’orologio biologico, il sonno in generale e il sistema dello stress. Si fa pertanto largo una nuova dinamica dei meccanismi che sottendono i disturbi dell’umore in cui la risposta individuale e non ottimale allo stress, influenzata dall’interazione geni-ambiente, sembra giocare un ruolo importante. 

La difficoltà cronica a dormire bene sta assumendo diversi significati nell’ambito dei disturbi d’ansia e dell’umore. Da sintomo depressivo precoce o da fenomeno residuo quando persiste oltre la risoluzione del disturbo stesso, è stata ritenuta anche un fattore di vulnerabilità della sfera affettiva. A queste interpretazioni se ne sta aggiungendo un’altra, quella che nell’ambito dei disturbi del sonno osservati nella depressione la disregolazione del sonno REM gioca un ruolo di rilievo.

 

Pisa, 30 novembre 2013 – Gli occhi dei ricercatori, che cercano di comprendere i legami esistenti tra insonnia e depressione, sono sempre più puntati sul sonno REM. Una recente rilettura della sua alterazione ha permesso di affiancargli un’ulteriore proprietà, quella di contribuire alla disfunzione della plasticità del cervello osservata in chi soffre di disturbi dell’umore attraverso un cattivo adattamento allo stress mediato da geni e ambiente. I neuroni sono infatti deputati a ricevere e a processare gli stimoli che ci giungono e a renderci capaci di reagire a questi ultimi promuovendo comportamenti adeguati e risposte fisiologiche e psicologiche in grado di tenere loro testa. Accade così che alcune aree cerebrali, quali l’ippocampo (sede del controllo delle emozioni), l’amigdala (sede delle emozioni) e la corteccia prefrontale rimodellano la loro struttura per far fronte allo stress. Se questo adattamento non avviene prende campo una certa vulnerabilità che contribuisce a sviluppare i disturbi dell’umore. La compromissione del sonno REM riflette pertanto questo mancato assecondamento dell’organismo allo stress ed è coinvolto anche nel perpetuarlo.

I diversi significati dell’insonnia

Fino ai primi del ‘900 il sonno disturbato era ritenuto solo una caratteristica comune pressoché a tutti i soggetti con disturbo dell’umore e di questa ubiquità gli psichiatri erano già al corrente: i depressi si sentono infatti sollevati quando vanno a letto, dormono in media tre o quattro ore per notte e si svegliano tuttavia al mattino presto con un profondo senso d’angoscia. <<Queste evidenze hanno fatto ritenere l’insonnia un sintomo della depressione, che nel 45 per cento dei casi precede l’insorgenza o la ricaduta del disturbo, convive con esso per tutta la sua durata e quando si risolve annuncia la guarigione della depressione stessa: essa può tuttavia persistere dopo la risoluzione del disturbo dell’umore ed è per questo che viene considerata anche una manifestazione clinica residua>>, spiega Laura Palagini, medico psichiatra di I livello dell’Ambulatorio  per il Trattamento Integrato dei Disturbi del Sonno in Psicopatologia dell’Unità di Psichiatria 2 Universitaria dell’Università di Pisa (diretto dal professor Mauro Mauri) dove si esegue oltre ad una terapia psicofarmacologica una psicoterapia cognitivo comportamentale mirata all’insonnia: è possibile contattare il dipartimento allo 050/99.31.65.. All’insonnia è stato pertanto assegnato un ruolo nella comparsa dei disturbi d’ansia e dell’umore, dato che numerose indagini epidemiologiche hanno sottolineato come il suo andamento nel corso della vita corra spesso parallelo a quello della depressione. Approfondimenti ulteriori hanno inoltre proposto la difficoltà ad avere un sonno ristoratore come fattore di rischio per l’insorgenza della depressione stessa: gli insonni cronici vanno infatti incontro a una probabilità doppia non solo di svilupparla rispetto ai non insonni ma anche a una ricaduta entro i due anni.

Cosa accade agli stadi del sonno

Da predittrice e facilitatrice della comparsa dei disturbi d’ansia e di depressione, l’insonnia è stata considerata via via dagli esperti una via finale di un processo comune che può sottendere contemporaneamente un riposo frammentato e poco ristoratore e un’esperienza di tristezza patologica, vale a dire una sorta di “iceberg” sotto il quale si nasconde un’alterazione più complessa. Quali meccanismi si celano sotto di essa? Quando essa sopraggiunge, che cosa succede alla struttura del sonno e al normale funzionamento del cervello? Gli esperti in materia se lo sono chiesto e per dare una risposta hanno valutato con attenzione tutti gli stadi del riposo notturno dei soggetti depressi e tenuto in considerazione il rapporto di reciproca vulnerabilità che fa sì che l’insonnia sia un fattore di rischio per la depressione e viceversa. La fotografia che è emersa dai loro risultati ha mostrato una netta diminuzione del sonno profondo non- REM rispetto ai soggetti sani e a soggetti con altre patologie psichiatriche, una riduzione del tempo che intercorre tra sonno non-REM e sonno REM REM e un significativo incremento di quest’ultimo e dal lato neurobiologico un’alterazione dell’equilibrio dei neurotrasmettitori con la prevalenza di quelli del sistema colinergico -anch’esso coinvolto nella regolazione della risposta allo stress.

Un percorso tortuoso

L’insonnia non si lega dunque alla depressione con un semplice rapporto vicendevole di causa effetto. La riprova del suo effetto destabilizzante su più larga scala è data dal fatto che una qualità e quantità di sonno insufficiente espone a un maggior rischio di avere anche altre malattie, come per esempio il diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemie e invecchiamento precoce: il cattivo riposo mette infatti a soqquadro l’intero benessere dell’organismo oltre alla qualità della vita. Sempre più piede ha pertanto preso l’ipotesi di un network non lineare che partendo dalla riduzione del sonno rende iperattivo il sistema dello stress che, aumentando l’attività dell’amigdala (sede delle emozioni) e diminuendo quella dell’ippocampo (sede del controllo delle emozioni), causa il disturbo dell’umore. 

La centralità del sonno REM

Il sonno REM, o meglio una sua alterazione, sembra essere al centro di questa più ampia disregolazione.  A esso si imputano le distorsioni cognitive riferite dai soggetti depressi come pure gli sbilanciamenti nello sviluppo neurobiologico che possono portare alla depressione osservati durante le fasi della crescita. Poiché il sonno REM ha dimostrato di modulare in modo significativo la nostra sfera psicologica, emotiva e cognitiva, si ritiene che abbia un ruolo importante nell’insorgenza e nel decorso della depressione, nei sintomi e nell’espressione dei questo disturbo nonché nella risposta al trattamento. Attualmente si sta facendo strada anche l’ipotesi che esso sia controllato da più geni coinvolti nel controllo del ritmo circadiano e del sistema dello stress e che danno equilibrio al nostro sonno.

Un articolo di Manuela Campanelli, biologa e giornalista professionista